Landay in morte di Reyhaneh Jabbari

violenza su donna reyhaneh Jabbadi
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Il tuo sangue – ti vedo ancora 
I tuoi occhi neri, l’urlo sordo, figlia mia
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Sento profondamente di scrivere questi versi, in forma “Landay” e di condividerli con voi.
Un Landay ha solo alcune proprietà formali. Ognuno ha ventidue sillabe: nove il primo verso, tredici nel secondo. Il poema si conclude con il suono “ma” o “na”. A volte è in rima, ma più spesso no.
Hanno cadenza interna come in una sorta di ninna nanna che però che contrasta con l’acutezza del loro contenuto, che si distingue non solo per la sua bellezza, licenziosità, e arguzia, ma anche per la capacità penetrante di articolare una sorta di verità condivisa in silenzio, laddove sono negate le minime possibilità di esporsi e maniferstarsi. Spesso sono due versi che servono alla lotta e alla contestazione contro la violenza subita dai maschi, soprattutto in contesti in cui la sottomissione e la mercificazione della donna sono statuite.
Reyhaneh Jabbari ha parlato, ha affermato la sua volonta alla tutela della sua dignità, al diritto all’integrità… uccisa due volte… 
Ho pianto, ho pianto per la ferocia che ha dovuto subire…